Un ambiente in trasformazione

Con i suoi oltre 1.100 ettari di superficie, la pialassa della Baiona è il maggior specchio d’acqua salmastra della costa ravennate. A sud del fiume Reno, in prossimità della foce del fiume Lamone, la sua presenza ha garantito per secoli la funzionalità delle aree portuali, grazie al movimento di marea, mantenendo i canali sgombri dai sedimenti che tendono ad accumularsi.

Ma quello deltizio è un ambiente dinamico, in perenne, anche se per lo più impercettibile, trasformazione. Lo stesso paesaggio cambia in seguito all’evoluzione fisiografica del territorio e alle modificazioni subìte dal corso dei fiumi. Lo sviluppo industriale, urbanistico e demografico di Ravenna nell’ultimo dopoguerra ha alterato significativamente queste aree. Le pialasse attuali sono il residuo di un complesso di zone umide un tempo molto più ampio. L’inalveamento del Lamone fino alla foce, compiuto negli anni sessanta del Novecento e il convogliamento al mare delle acque interne attraverso numerosi canali hanno fortemente limitato l’apporto di acque dolci.

Lo sversamento nei bacini di ingenti quantità di composti azotati e fosfati e di metalli pesanti ha stravolto la composizione chimico-fisica delle acque e dei sedimenti, in particolare nella pialassa del Piombone. L’estrazione di acque profonde dal sottosuolo ha accelerato il fenomeno naturale della subsidenza, modificando l’assetto delle superfici emerse. La situazione del periodo bellico era molto diversa da quella attuale: a sud non c’era la zona industriale, a est non esisteva Marina Romea, a nord il Lamone era privo di argini e a ovest, oltre la pineta di San Vitale, non c’era la Strada Romea e le acque ricoprivano una superficie molto più estesa.

L’acqua della pialassa era spesso dolcificata dalle piene del Lamone e l’isola degli Spinaroni emergeva di circa un metro in più rispetto a quanto si registrava agli inizi di questo secolo. Queste modificazioni hanno alterato in parte la vegetazione locale: l’olivello spinoso o spinarone, in particolare, è scomparso dall’isola, privandola dell’elemento che la caratterizzava e ha permesso l’esistenza della base partigiana. Gli interventi di risanamento ambientale effettuati nelle pialasse negli ultimi trent’anni e quelli recenti di sistemazione dell’isola (oggi la sua altitudine sul livello del mare è stata riportata a quella di settant’anni fa), hanno restituito alla pialassa la sua funzione di primaria importanza per l’equilibrio ambientale.

I fondali sono ricchi di vegetazione acquatica (ruppia, lattuga di mare ecc.) e di fauna ittica (latterini, cefali, branzini, orate ecc.) e invertebrata (gambero grigio, vongole veraci ecc.). In superficie i dossi sono ricoperti di salicornia, barba di frate, astro marino, statice ecc., e assieme agli specchi d’acqua sono frequentati da un elevato numero di uccelli, fra i quali specie rare (spatola, beccaccia di mare, cavalieri d’Italia, avocetta, aironi, anatidi e molte altre).